Perché non parliamo dell’allenatore in seconda?

La sollecitazione arriva ancora una volta (è la terza) da mister Stefano De Stephanis che, attento alle dinamiche del gioco del calcio, sollecita gli addetti ai lavori (vertici del calcio compresi) a parlare della figura del mister in seconda (vice allenatore):

“L’allenatore in “seconda”, pur svolgendo un lavoro fondamentale, rimane nell’ombra e riceve ben poca visibilità rispetto ai protagonisti principali, ovvero l’allenatore in “Prima” e i giocatori.

Eppure, la sua figura è essenziale per il buon funzionamento di una squadra, specialmente nei club che puntano a un lavoro tecnico e tattico ben strutturato.
L’allenatore in seconda è spesso quello che conosce i giocatori nel profondo, perché lavora con loro a stretto contatto durante le sedute individuali o nei momenti di allenamento di reparto. La sua capacità di risolvere piccoli problemi tecnici o di motivare i giocatori quando l’allenatore principale non è disponibile è fondamentale per mantenere l’equilibrio della squadra.

(foto mister Stefano De Stephanis)

In più, la sua versatilità gli permette di ricoprire una serie di ruoli cruciali, come quello di osservatore, di supervisore della preparazione fisica, o anche di “mediatore” tra la squadra/Mister e la dirigenza.
spesso la sua figura è legata a dinamiche di amicizia e di rapporto personale con l’allenatore principale, o capita anche che la società “imponga” il proprio ma la sua competenza e il suo impegno vanno ben oltre queste dinamiche e il rapporto di fiducia e lealtà che necessariamente dovrà costruire dovranno per forza affiancarsi ad una vera preparazione.

Lavorare silenziosamente dietro le quinte, lontano dai riflettori, è un aspetto che merita davvero più attenzione e rispetto; lo loro presenza determina il particolare in termini di sviluppo e crescita dei giocatori e della squadra.
Il Paradosso e aspetto di notevole importanza, su cui gli organi competenti dovrebbero lavorare, è che nelle categorie non professionistiche, tale figura non è obbligatoria, ma nonostante ciò le società decidono di arruolare un allenatore in seconda per migliorare la qualità del lavoro tecnico. In questi casi è necessario che l’allenatore in seconda possieda una qualifica adeguata, proprio come qualsiasi altro tecnico tesserato in prima.
Purtroppo, però, in molte realtà, non tutte le società comprendono appieno l’importanza di questa figura, e magari si accontentano di un “secondo” che non ha una formazione ufficiale o che non ha l’esperienza adeguata! .

Questo può essere un ostacolo per una crescita efficace della squadra, soprattutto in categorie dove i giovani sono ancora in fase di sviluppo.
Inoltre, l’allenatore in seconda ha un ruolo che non dovrebbe sovrapporsi a quello del preparatore e /o collaboratore tecnico (peggio ancora Dirigente!).

Il riconoscimento, in un contesto ideale, sarebbe che la Federazione obbligasse la presenza di un allenatore di seconda nelle categorie inferiori, almeno in quelle dove la qualità del lavoro può davvero incidere sul futuro di un giocatore e di una squadra. In questo modo, si darebbe maggior valore al lavoro di preparazione, sia tecnico che umano, che tanti allenatori di seconda svolgono quotidianamente”.
SDS