Giugno è tradizionalmente il mese dei bilanci nel mondo del calcio dilettantistico. È il momento in cui si chiudono i capitoli passati, si valutano i percorsi affrontati e, soprattutto, si gettano le basi per il futuro cercando nuove sfide.
In questo clima di transizione e fermento sportivo, abbiamo incontrato mister Roberto Bartoccetti, reduce da una stagione ricca di soddisfazioni alla guida della formazione Juniores del Real Sassoferrato.
Un anno che ha lasciato il segno e che ha riacceso nel tecnico, con un passato importante su panchine di rilievo come quella del Matelica, la voglia di rimettersi in gioco.

Il trionfo con i giovani del Real Sassoferrato
Tornare a lavorare con i giovani dopo tanto tempo si è rivelata una scelta vincente per Bartoccetti. Più che i meri risultati sul campo, è stato il lato umano a fare la differenza.
“È stato un anno bellissimo. Ho trovato un gruppo di ragazzi stupendi che mi hanno seguito dall’inizio alla fine,” racconta il mister. “Devo ringraziare quella che io chiamo la ‘famiglia del Real Sasso’: mi sono trovato veramente bene e mi hanno ridato la carica giusta per ricominciare ad allenare il prossimo anno.”
Il successo di questa esperienza si misura anche e soprattutto con il raggiungimento degli obiettivi societari: la valorizzazione del vivaio. Ben 6 o 7 ragazzi della Juniores hanno infatti fatto il loro esordio in prima squadra, centrando in pieno lo scopo prefissato a inizio stagione.

Il richiamo delle Prime Squadre e l’importanza del “Progetto”
Nonostante l’idillio con i giovani, l’istinto dell’allenatore chiama Bartoccetti verso il calcio dei “grandi”. La sua disponibilità è totale: dalla Promozione fino alla Terza Categoria, ciò che conta veramente è la serietà della proposta.
- L’obiettivo: “Mi gusterebbe tornare a guidare le prime squadre,” ammette. “Sono aperto a tutte le prospettive. Se c’è un bel progetto, sono sempre pronto ad ascoltare.”
- Le responsabilità: Spesso nel calcio si assiste a progetti che naufragano prematuramente. Di chi è la colpa? Per Bartoccetti, tutto ruota attorno alla chiarezza iniziale. “Bisogna mettersi a tavolino a inizio anno e definire l’obiettivo finale. Ci vuole tanta pazienza da parte della società e degli allenatori.”
- La sfida generazionale: Il mister sottolinea anche una criticità del calcio moderno: “Oggi forse la cosa più difficile è trovare ragazzi che abbiano davvero voglia di mettersi in gioco e sacrificarsi.”
Bel gioco o tre punti? Il pragmatismo del campo
In un’epoca in cui si discute costantemente di tattica e bel gioco, mister Bartoccetti mantiene i piedi saldamente ancorati alla realtà della provincia e alle direttive societarie.
“È sempre bello vedere una squadra giocare bene a pallone,” riflette, “ma alla fine se il risultato non è dalla tua parte, serve a poco.” Tutto dipende da cosa chiede la dirigenza: se l’obiettivo primario non è la classifica, si può lavorare con più tranquillità sulla qualità del gioco. Al contrario, quando l’imperativo è vincere, il pragmatismo deve prendere il sopravvento. “Ci sono partite in cui, alla fine, contano molto di più i tre punti che il bel gioco.”
Una passione senza tempo

Con vent’anni di carriera da allenatore alle spalle e una vita intera trascorsa sui campi di calcio fin dall’età di cinque anni, Bartoccetti aspetta ora la chiamata giusta. Non fa preclusioni di categoria, ma deve fare i conti con la logistica.
Vivendo a Sanatoia, la distanza rappresenta l’unico vero ostacolo logistico. “Il calcio, alla fine di tutto, lo facciamo per passione e per hobby,” conclude l’allenatore. “Tra il lavoro e la famiglia bisogna cercare di far quadrare tutto. Ma a me piace stare dentro al campo, è quello che ho sempre fatto.”
La carica c’è, l’esperienza non manca. Ora la palla passa alle società: mister Bartoccetti è pronto per una nuova, entusiasmante avventura.

