Quando la misura è colma! Ecco che nel giro di poche ore due società di seconda girone F ” sbottano e lo fanno tramite i social.
Ad aprire le danze è stato Carlo Croia ds del Pievebovigliana: “in riferimento all’incarico affidatomi dalla ASD Pievebovigliana 2012 di Direttore sportivo, che ringrazio per la fiducia accordatami e che cercherò di onorare in maniera professionale e con la passione che mi contraddistingue per i giovani ragazzi che ho avuto in questi 2 anni trascorsi a Pievebovigliana, vorrei esprimere un pensiero o addirittura lanciare un messaggio a un senso di responsabilità a quelle società che sento dire di offrire cifre esorbitanti per un giocatore di 2°CATEGORIA!!!!!!

La stessa cosa vale per giocatori che chiedono cifre raccapriccianti per giocare in 2° CATEGORIA….È vero che una società con i soldi suoi fa quello che vuole, se riesce a trovarli o ha qualcuno che li sponsorizza.
Ma facciamo mente locale che con questo andazzo non si va lontano…puoi anche vincere comprando i meglio giocatori e pagandoli fior di €, ma quale futuro si prospetta se non si gettano delle basi in modo da avere una squadra a Km 0 ?
Fino a quando ci sarà qualcuno disposto a dare migliaia di € ?
E poi? Quando quel qualcuno si stancherà, cosa rimarrà visto che in questo mondo i calciatori sono padroni del proprio cartellino, quindi padroni di andare quando vogliono dove gli pare in qualunque momento della stagione, magari al maggior offerente ?
Qualcuno addirittura in un anno ha cambiato 3 maglie!!!!
Premetto che io per questo incarico percepisco €0,00…
Meditate..
Passono due giorni e la società Palombese dirama il seguente comunicato:
Quando anche la Seconda Categoria diventa un’asta, forse c’è qualcosa che non va.
Ogni estate, per una piccola società come la nostra, diventa sempre più difficile costruire una squadra. Dietro una stagione non ci sono solo allenamenti e partite, ma persone che, dopo il lavoro, passano le serate al telefono, fanno chilometri per incontrare i giocatori, cercano sponsor, sistemano il campo e provano a mettere insieme un gruppo con tanta passione e pochi mezzi. Tutto questo senza chiedere nulla in cambio, solo per amore della società e del paese che rappresentiamo.

Negli ultimi anni, però, qualcosa è cambiato. Sempre più spesso, quando si parla con un giocatore, la prima domanda non è “che progetto avete?” oppure “che ambiente trovo?”, ma “quanto mi date?”. E, sinceramente, alcune richieste fanno sorridere. O forse sarebbe meglio dire che fanno riflettere. Perché sentire certe cifre per giocare in Seconda Categoria è qualcosa che fino a qualche anno fa nessuno avrebbe immaginato.
Allo stesso tempo ci sono società che, pur di vincere un campionato provinciale, mettono sul tavolo rimborsi che per realtà come la nostra sono semplicemente irraggiungibili. Ognuno è libero di gestire i propri soldi come vuole e ogni giocatore è libero di fare le proprie scelte, ci mancherebbe. Però è inevitabile chiedersi se questo sia ancora calcio dilettantistico o se stia diventando una gara a chi offre di più.
Perché quando una trattativa si decide solo in base alla cifra, allora passano in secondo piano la serietà di una società, il gruppo, il senso di appartenenza e persino la voglia di rappresentare un paese. E questo dispiace. Non perché perdi un giocatore, ma perché perdi un certo modo di vivere il calcio.
Noi non possiamo e non vogliamo partecipare ad aste. Non possiamo rincorrere richieste fuori da ogni logica e non vogliamo promettere cose che una piccola società non può mantenere. Preferiamo guardare negli occhi i ragazzi e costruire un gruppo con chi ha davvero voglia di sposare un progetto, senza mettere il portafoglio davanti a tutto.
Fa ancora più male vedere società che alzano continuamente l’asticella dei rimborsi, perché così facendo rendono sempre più difficile la vita a tutte quelle realtà che tengono in piedi il calcio di paese con il lavoro dei volontari e con enormi sacrifici. Alla fine il rischio è che restino in piedi solo quelle che possono permettersi certe spese, mentre chi vive di passione sarà costretto a fare sempre più fatica, se non addirittura a chiudere.
Forse siamo rimasti un po’ all’antica, ma siamo cresciuti con l’idea che una maglia avesse un valore, che una stretta di mano contasse ancora qualcosa e che una società si scegliesse anche per le persone che ne fanno parte, non solo per qualche euro in più. Se questo significa essere fuori moda, va bene così. Continueremo a fare calcio come abbiamo sempre fatto, con serietà, sacrificio e rispetto. Sperando che prima o poi qualcuno si ricordi che la Seconda Categoria dovrebbe essere il posto dove conta ancora la passione, non il conto in banca. Perché il giorno in cui anche il calcio dei paesi sarà deciso solo da chi spende di più, avremo perso tutti.
Noi continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto: lavorare, lottare e difendere questi colori con la passione di sempre. Poi, come è giusto che sia, sarà il campo a dare il suo verdetto. Ma una cosa è certa: non smetteremo mai di credere in un calcio fatto di sacrificio, appartenenza e rispetto. Magari vinceremo, magari perderemo, ma non metteremo mai un prezzo ai valori con cui questa società è cresciuta. Perché le partite si possono perdere, l’identità no.
Cessapalombo, La Dirigenza U.S.D. Palombese
Non aggiungiamo altro!

