Continua con successo la rubrica dedicata al vivaio del Matelica calcio. Mister Gambucci fa il punto sul fine settimana, difende la crescita dei più piccoli e presenta Mister Edoardo Tomassetti, campione in carica con la Juniores.

La passione per il calcio giovanile non smette mai di sorprendere. Dopo l’ottimo riscontro e il grande seguito del primo appuntamento, la rubrica settimanale dedicata alle giovani promesse – nata da un’intuizione di Maurizio Fontenova e Mario Staffolani – si consolida come uno spazio irrinunciabile per addetti ai lavori e tifosi.

A fare gli onori di casa in questa seconda puntata è nuovamente Emanuele Gambucci, che ha colto l’occasione per presentare al pubblico un pilastro del settore giovanile: Mister Edoardo, attuale allenatore della Juniores e reduce dalla splendida vittoria del campionato regionale di categoria nella passata stagione.

Con Gambucci si è poi tracciato un bilancio accurato dell’ultimo fine settimana calcistico, un weekend “particolare” e accomunato da un unico, grande filo conduttore: il segno X. Dalla Prima Squadra fino ai Giovanissimi, tutte le formazioni hanno infatti registrato un pareggio.

La reazione della Juniores

La formazione Juniores di Mister Edoardo ha risposto presente. Dopo la dura sconfitta per 3-1 incassata a Chiesanuova, i ragazzi hanno tirato fuori il carattere, conquistando un buon pareggio in casa contro il Borghetto. Una prestazione di livello contro un avversario ostico, che ha dimostrato la solidità mentale del gruppo.

Allievi Under 17: una frenata che non fa male

Mezza battuta d’arresto per gli Allievi Under 17, bloccati sul pareggio nella difficile trasferta contro i Portuali Ancona. In un ambiente che Gambucci definisce “un po’ particolare”, i ragazzi hanno comunque portato a casa un punto prezioso. Un calo fisiologico e del tutto comprensibile, considerando che la squadra arrivava da ben nove vittorie consecutive. La vetta della classifica resta ancora saldamente in tasca, condivisa al vertice (con la Recanatese, ndr), lasciando i giochi per il campionato apertissimi.

Giovanissimi: la fisiologica crescita dei 2012

Pareggio casalingo anche per i Giovanissimi, fermati dalla Cingolana in un match che ha rallentato leggermente la corsa in classifica, facendoli scivolare al secondo posto. A protezione del gruppo interviene però lo stesso Gambucci, spezzando una lancia a favore dei ragazzi:

“Il gruppo Giovanissimi è formato per la metà da ragazzi del 2012. Parliamo di giocatori che appena sette mesi fa facevano scuola calcio e giocavano a 9. È normale che a livello mentale possano approcciare una partita considerandola più semplice, ma poi il campo dice sempre la verità.”

Un pareggio che serve da lezione per il futuro, ma che non intacca minimamente il giudizio globale. Come sottolinea Gambucci in chiusura, al di là dei singoli risultati del weekend, il percorso di crescita intrapreso da tutte e tre le categorie rimane estremamente positivo e motivo di grande orgoglio per la società.

Da ragazzi a uomini: Mister Edoardo Massetti e la complessa sfida del salto in Prima Squadra

L’allenatore della Juniores analizza il divario tra calcio giovanile ed Eccellenza. Tra il modello delle Under 23, la pressione sui diciottenni in Italia e la “regola delle 10.000 ore” per costruire i veri atleti di domani.

Il settore giovanile non è solo una questione di classifiche e risultati nel fine settimana: è una vera e propria accademia di vita e di sport. A ribadirlo con forza è Edoardo Massetti, allenatore della Juniores, tornato ai microfoni della nostra rubrica a un anno di distanza da una stagione ricca di soddisfazioni.

Se le categorie inferiori lavorano sulle basi, il compito della Juniores è il più delicato: fungere da ponte verso il calcio dei grandi. L’obiettivo primario, concordato con la società e con Emanuele Gambucci, è chiaro: preparare profili validi da consegnare alla Prima Squadra guidata da Mister Santoni. Ma il percorso è tutt’altro che privo di ostacoli.

Il salto in Eccellenza e il “modello Under 23”

Passare dal calcio giovanile all’Eccellenza significa scontrarsi con un mondo fatto di ritmi diversi e giocatori esperti. Un gap fisico e mentale che Massetti non nasconde:

“L’obiettivo primario è formare uomini, trasformandoli da ragazzi a giocatori pronti. Ne parlavamo tempo fa anche con Mister Santoni: il gap da colmare tra la Juniores e l’Eccellenza è abbastanza ampio. Non a caso, società professionistiche come Inter, Juventus e Milan stanno puntando fortemente sulle formazioni Under 23. Questo dimostra che i ragazzi in uscita dai settori giovanili spesso non sono ancora del tutto pronti e necessitano di lavori specifici prima del grande salto.”

Il confronto in campo con i “vecchi campioni” è una tappa obbligata per la crescita, eppure nel calcio italiano la gestione dei talenti resta un tema spinoso. Se in Serie A allenatori come Gasperini dimostrano come i giovani vadano inseriti gradualmente e centellinati per non “bruciarli”, la percezione generale del sistema calcio italiano sembra ancora ancorata al passato.

Il “problema italiano”: la fretta e i tempi cambiati

Rispetto al calcio di ieri, i tempi di maturazione si sono dilatati. Un concetto che Massetti sottolinea con fermezza:

“Il problema del calcio italiano, secondo me, è che c’è troppa fretta, troppa ansia e troppa pretesa verso ragazzi di 17 o 18 anni. Si è ancora convinti che il calcio sia quello di trent’anni fa, quando a diciott’anni si era già pronti per affrontare certe categorie. Oggi i tempi e i ritmi sono cambiati profondamente.”

La regola delle “10.000 ore” e l’appello alla scuola

Ma come si spiega allora il trend europeo e mondiale, dove talenti di 15 o 16 anni calcano già da protagonisti i grandi palcoscenici? La risposta di Mister Massetti va ricercata nella quantità di tempo dedicato alla pratica sportiva, citando un’osservazione di Roberto Samaden, storico dirigente del vivaio dell’Inter:

“Samaden chiese quale fosse la differenza tra un campione come Baggio e un giocatore moderno. La risposta sta in circa 10.000 ore di attività specifica che un tempo il ragazzo accumulava naturalmente. Noi oggi ci troviamo a lavorare con questi ragazzi per appena quattro o quattro ore e mezza a settimana. È pochissimo.”

Senza scadere nella retorica del “calcio di strada” di una volta, Massetti evidenzia la mancanza di un’attività motoria continua e diversificata. La soluzione? Un’alleanza strutturale con il sistema scolastico:

“Se si riuscisse a trovare una vera collaborazione tra scuola e attività sportiva, programmando l’educazione motoria con obiettivi minimi e massimi – che si tratti di calcio, pallavolo o basket – allora sì che riusciremmo a costruire degli atleti completi.”