Di fronte alla stagione 2026/2027, il calcio giovanile e dilettantistico italiano si trova a un bivio. A tracciare una lucida disamina dello stato di salute del nostro “calcio di base” è Mister Stefano De Stephanis, con una lunga riflessione che accende i riflettori su storture strutturali, false illusioni e necessarie riforme. Un’analisi che sposta l’attenzione dalla semplice ricerca del talento alla costruzione di un ambiente in grado di coltivarlo.
Il paradosso del talento: si cerca, ma chi lo allena?
Il punto di partenza dell’analisi di De Stephanis è una contraddizione evidente all’interno delle scuole calcio: la spasmodica ricerca di profili “di prospettiva” a cui non corrisponde un’adeguata preparazione di chi quei ragazzi dovrà gestirli.
Molte società, per necessità o ripiego, affidano i gruppi a educatori animati da buona volontà ma privi di qualifiche. “Non è più pensabile colmare un vuoto piuttosto che costruire una soluzione”, sottolinea De Stephanis. Se si investono energie enormi nel reclutamento, si trascura poi la predisposizione di chi deve educare i giovani calciatori. Il talento, senza un ambiente formativo all’altezza, rischia di appassire.
Da qui la necessità di valorizzare la figura dell’allenatore. L’introduzione di minimi contrattuali, secondo il tecnico, non significa trasformare i dilettanti in professionisti, ma riconoscere economicamente la competenza, premiando chi ha qualifiche ed esperienza.
(mister Stefano De Stephanis)

L’imbuto della Juniores e l’illusione dei ragazzi “élite”
Un passaggio cruciale riguarda la gestione delle categorie di transizione. La Juniores viene spesso vissuta dai club come un mero “costo” aziendale, anziché come il ponte naturale verso la prima squadra. È proprio in questa fase, che richiede formatori con spiccate doti relazionali ed educative, che il sistema perde la maggior parte dei ragazzi.
A peggiorare la situazione c’è la narrazione tossica attorno ai cosiddetti “gruppi élite”. Giovani calciatori precoci vengono caricati di aspettative smisurate, alimentate da famiglie e addetti ai lavori, sviluppando talvolta una prematura presunzione.
“Il calcio, però, ha un’abitudine che non cambia mai: riportare tutti con i piedi per terra.”
Come ricorda De Stephanis, spesso gli ex “predestinati” finiscono per ritrovarsi negli stessi spogliatoi di quei compagni considerati un tempo “la normalità”. Il talento necessita di umiltà, e il sistema calcio ha il dovere etico di offrire un percorso credibile e sostenibile anche (e soprattutto) a chi non diventerà mai un professionista.
ni considerati un tempo “la normalità”. Il talento necessita di umiltà, e il sistema calcio ha il dovere etico di offrire un percorso credibile e sostenibile anche (e soprattutto) a chi non diventerà mai un professionista.
Le proposte: Campionato Under 21 e riforme per le “Quote”
Per colmare il vuoto tra settore giovanile e calcio dei grandi, Mister De Stephanis rilancia una proposta concreta: l’introduzione di una vera categoria Under 21 con campionati dedicati.
Questa soluzione permetterebbe una reale maturazione tecnica, fisica e mentale dei giovani, superando l’attuale sistema delle “quote giovani” in prima squadra. Un meccanismo, quest’ultimo, ormai considerato fallimentare, che porta all’aggregazione di ragazzi solo per rispettare i regolamenti o per immagine, destinandoli più alla tribuna che al campo.
Le “notti d’amore” dirigenziali e la necessità di manager formati
L’ultimo affondo della riflessione riguarda la governance delle società dilettantistiche. L’attuale instabilità progettuale viene definita provocatoriamente da De Stephanis come una serie di “notti d’amore”: collaborazioni intense ed entusiaste all’inizio, ma che si esauriscono nell’arco di una singola stagione, impedendo la costruzione di una solida identità societaria.
Mentre gli allenatori sono sottoposti a percorsi formativi obbligatori e aggiornamenti continui, lo stesso non si può dire per i dirigenti e i direttori sportivi, ai quali sono affidate le decisioni strategiche e i budget.
Le richieste alla Federazione e alle Società:
- Formazione obbligatoria: La Federazione dovrebbe consolidare in continuità percorsi dirigenziali, gestionali e organizzativi per le figure dilettantistiche.
- Il vero ruolo del Responsabile Tecnico: Deve costruire un’identità metodologica, supportare gli staff e verificare il lavoro, smettendo di essere una figura puramente formale o, peggio, un’ingerenza sulle scelte di formazione dell’allenatore.
- Competenza oltre la passione: La passione è indispensabile, ma non sostituisce la preparazione tecnica e gestionale.
Il messaggio conclusivo di Mister De Stephanis suona come un manifesto per la stagione alle porte: le infrastrutture e la stabilità economica non bastano se manca la cultura gestionale. Il futuro del calcio si costruisce avendo il coraggio di agire e investendo su competenze e la formazione di tutti gli addetti ai lavori, solo in quel momento il ragazzo sarà realmente il centro del progetto sportivo.

