Le norme federali stringenti alimentano il fenomeno degli allenatori “fantasma” e penalizzano i professionisti, un invito a tutti coloro che hanno responsabilità in primis al Presidente Regionale AIAC Gianluca Dottori. Servono deroghe e nuovi corsi.

Il ruolo del preparatore dei portieri è da sempre uno dei più delicati e specifici all’interno dello staff tecnico di una squadra di calcio. Eppure, scendendo nei meandri del calcio dilettantistico e semiprofessionistico, emerge un quadro normativo e strutturale che sta mettendo a dura prova l’intera categoria. Le testimonianze raccolte sul territorio tracciano il profilo di un’emergenza che richiede interventi rapidi e mirati da parte delle istituzioni calcistiche.

Il paradosso del tesseramento e le “cacce alle streghe” Uno dei nodi centrali della questione riguarda le normative federali vigenti. Attualmente, un tecnico abilitato viene tesserato in via esclusiva per una singola società. Tuttavia, la cronica mancanza di preparatori qualificati fa sì che molti professionisti del settore, mossi dalla necessità di ammortizzare le spese dei corsi di formazione (i cosiddetti “patentini”) o semplicemente spinti dalla forte richiesta, finiscano per collaborare in incognito con due o tre squadre differenti.

Questa situazione ha scatenato, in alcuni ambienti, una vera e propria “caccia all’uomo” contro coloro che prestano servizio in più club. Una polemica che molti addetti ai lavori giudicano sterile, sottolineando come le energie andrebbero piuttosto indirizzate verso un’analisi profonda del sistema: perché i preparatori scarseggiano e perché non si investe adeguatamente sulla formazione?

Le regole attuali, peraltro, penalizzano fortemente anche i più giovani. Uno studente o un giocatore di Promozione o Eccellenza che desidera prendere il patentino è spesso costretto a smettere di giocare se la sua società è sprovvista di un settore giovanile dove poter fare pratica, trovandosi di fronte a un bivio forzato che disincentiva il ricambio generazionale.

Il fenomeno dei tecnici “fantasma” Il vero elefante nella stanza, come sottolineato da diversi addetti ai lavori, non sono i tecnici abilitati che fanno i salti mortali tra più società per passione o necessità, ma l’impiego massiccio di figure prive di qualsiasi qualifica ufficiale. È prassi comune, purtroppo, che ex portieri vengano inseriti nelle distinte ufficiali sotto mentite spoglie: dirigenti accompagnatori, massaggiatori o magazzinieri, che di fatto scendono in campo a guidare l’allenamento dei portieri.

Questa “zona grigia” non solo sminuisce la professionalità di chi ha investito tempo e risorse per ottenere l’abilitazione, ma abbassa inevitabilmente la qualità della preparazione offerta ai giocatori, specialmente nei vivai.

La richiesta all’AIAC: Deroghe e Formazione Da più parti si leva un coro unanime rivolto all’AIAC: c’è un urgente bisogno di riforme. Due sono le proposte principali sul tavolo delle discussioni:

  1. L’introduzione di deroghe specifiche: Si richiede di applicare ai preparatori dei portieri una flessibilità simile a quella già in vigore per gli allenatori responsabili della prima squadra. L’obiettivo è permettere a un preparatore esonerato (ad esempio entro il 30 novembre) di potersi ritesserare per un’altra società, con vincoli precisi ma garantendo la possibilità di continuare a lavorare.
  2. Ampliamento dell’offerta formativa: C’è la pressante necessità di organizzare un numero maggiore di corsi abilitanti, per formare nuove figure e regolarizzare chi già opera sul campo con competenza ma senza titolo.

La parola alle Istituzioni Per fare chiarezza su queste criticità e capire quali siano i margini di manovra reali, pensiamo che Gianluca Dottori, Presidente Regionale AIAC in collaborazione con chi gestisce e crede in un calcio sempre più organizzato e meno improvvisato, possa sciogliere dubbi e preoccupazioni per la categoria che rappresentano.

Studiare e capire quali modifiche regolamentari siano necessarie e quale futuro attende i preparatori dei portieri della nostra regione.