Oltre la tattica e i 90 minuti del weekend: la sfida delle società sportive tra organizzazione aziendale, competenze umane e la necessità di un nuovo “allenatore-manager”.
Oggi la vera sfida per una società sportiva non si gioca soltanto nei novanta minuti della gara del weekend. La vera partita si vince, sempre più spesso, nella capacità di organizzarsi come un’azienda efficiente. Questo non significa limitarsi a riempire asetticamente le caselle previste dall’organigramma calcistico, ma puntare su valori concreti: passione, voglia, impegno, collaborazione, educazione e, soprattutto, la ricerca dell’uomo capace.
Immaginiamo una classica società “dopolavoro” – che militi nel settore giovanile o in una prima squadra dilettantistica – in cui un allenatore si ritrova a doversi interfacciare con un microcosmo infinito: Presidente, Vicepresidente, Direttore Generale, Direttore Sportivo, Direttore Tecnico, Responsabile Tecnico, Coordinatore Tecnico, per non parlare di magazzinieri, addetti al campo, segreteria, social media manager, fino ad arrivare al Dirigente Responsabile, passando per il Dirigente Accompagnatore, per poi chiudere con il suo staff tecnico e sanitario. In un contesto del genere, pur non facendo parte del professionismo, ognuno porta la propria “diversità”, pensa e, spesso, presume di poter dire e fare la sua.
Che si tratti di professionisti o di dilettanti, il volume delle attività, le risorse da amministrare e la complessità delle dinamiche umane richiedono oggi una preparazione gestionale e comunicativa ben diversa dal passato. Il rispetto e la valorizzazione dei ruoli sono cruciali per sostenere qualsiasi progetto di crescita. Tuttavia, va detta una verità chiara, senza ipocrisie: la differenza sostanziale tra un professionista e un non professionista risiede nel fatto che il primo “fa quello che deve fare” perché è il fattore economico a determinare e regolare le dinamiche e gli obblighi.
L’allenatore-manager: oltre la lavagna tattica
Purtroppo o per fortuna, per un mister di oggi non basta più conoscere i tempi della “diagonale difensiva” o azzeccare i cambi a gara in corso. Servono doti manageriali e relazionali sempre più spiccate, perché l’allenatore si trova costantemente al centro di un crocevia articolato:
- Lo staff tecnico: collaboratori dotati di competenze importanti e specifiche, ma anche di sensibilità individuali che vanno coordinate e valorizzate, evitando sovrapposizioni di ruolo o “invasioni di campo”.
- La presidenza: figure con obiettivi, aspettative e visioni – dichiarate o meno – che vanno interpretate e gestite con equilibrio. Qui occorre bilanciare l’aspetto economico con quello sociale, dove il richiamo del territorio e il senso di rappresentanza giocano un ruolo fondamentale.
- I dirigenti locali: quelli che spesso, con affetto, definiamo i dirigenti “de noartri”. Sono risorse fondamentali per dedizione e finalità; figure che giustamente ricercano stimoli, uno spazio d’azione e il meritato riconoscimento all’interno dell’ambiente societario.
Il paradosso del dilettantismo e le tensioni territoriali

Il dilemma sorge quando una struttura cresce, o quantomeno cerca di darsi un assetto stabile. Aumenta la necessità di organizzazione, la quale richiede presenza costante e obiettivi distinti che convergano verso il fine societario, esattamente come avviene nei club professionistici. Nel dilettantismo, però, nasce il paradosso più delicato: come applicare dinamiche aziendali e rigore professionale senza disperdere la matrice umana e il vitale senso d’appartenenza? Cercare di “fare i professionisti” a tutti i costi – se non gestito con tatto, flessibilità e la ricerca di una stabilità collaborativa – rischia di creare rigidezze, rotture, inutili tensioni “territoriali” o, peggio ancora, lotte per scalare posizioni di prestigio interno.
Una proposta organizzativa: qualità e volontariato
Forse la strada corretta risiede in un nuovo equilibrio: meno figure, ma più formate e maggiormente remunerate, capaci di creare i presupposti per un approccio davvero professionale e, a volte, trasversale. A questa struttura centrale, snella e competente, si può poi affiancare la preziosa disponibilità di quanti, spinti da un’appassionata motivazione, vogliano contribuire volontariamente e in modo sano al funzionamento del club.
La sostenibilità e il successo di una società, dunque, non dipendono solo dai singoli talenti che scendono in campo, ma dalla maturità con cui si affrontano le sfide organizzative e comunicative di ogni giorno. In questo percorso, occorre prestare un’attenzione maniacale alla differenza tra autorevolezza e autorità: due leve importanti e necessarie, ma utilizzabili in modi, tempi e contesti profondamente differenti.
Misters, cerchiamo e strutturiamo la qualità ambientale. Non accettiamo compromessi al ribasso, ma ricerchiamo il giusto approccio. Noi per primi dobbiamo metterci in gioco nell’attenzione comunicativa e collaborativa e, soprattutto, dobbiamo pretenderla da chi ci circonda.
Stefano De Stephanis

