Riceviamo una riflessione aperta a 360 gradi per chi ama e pratica il calcio. Mister Stefano De Stephanis si rivolge alle Società, ai Mister, ai Dirigenti, Direttori, Responsabili Scouting dei settori Giovanili e a tutti coloro che amano il calcio.
Una varietà di argomenti, ciascuno con le proprie sfaccettature e implicazioni, ognuno trarrà le proprie considerazioni e riflessioni.
La ricerca esasperata di “nuovi talenti” nel calcio moderno e la gestione:
Molte società, pur già vantando rose ampie e di qualità, sembrano essere sempre impegnate in una continua, spesso esasperata, ricerca di nuovi giovani talenti. Questo porta a “comprare” giocatori da altre realtà, piuttosto che sviluppare e valorizzare i ragazzi già presenti nelle squadre. Da un lato, è comprensibile che un club voglia sempre migliorare assicurandosi i “migliori” in circolazione. Dall’altro, però, questa strategia rischia di penalizzare i giovani già presenti in rosa, riducendo per loro il tempo di gioco (minutaggio) e, di conseguenza, le opportunità di crescita, oltreché indebolendo le rose di altre società, abbassando il livello di competizione. Questo crea uno squilibrio che si riflette inevitabilmente nel confronto successivo tra squadre.
La mancanza di minutaggio, soprattutto in alcune fasce di età, può fortemente limitare lo sviluppo dei giovani in un momento in cui dovrebbe essere incentivato il più possibile. Spesso, inoltre, ci sono “calciatori pronti” sotto età che non possono confrontarsi con i più grandi, o vengono trattenuti nella loro categoria per il bene della squadra.
Un cambiamento più ampio nella gestione delle dinamiche calcistiche:
Ciò che emerge chiaramente è un cambiamento più ampio nella gestione delle dinamiche all’interno del calcio. Addetti ai lavori, mister, dirigenti sembrano muoversi secondo logiche che spesso mettono in secondo piano attitudine e professionalità, privilegiando invece fattori legati alla disponibilità di tempo o, peggio, a dinamiche di rapporti personali. La classe dirigenziale, insieme agli altri attori del club, rischia così di confondere ruoli e responsabilità, compromettendo l’obiettivo ultimo: la competitività e qualità nel calcio moderno.
Le sfide per le piccole società e la mancanza di una visione condivisa:
Le piccole realtà, spesso in competizione disordinata, rischiano di perdere di vista l’obiettivo qualitativo. Si concentrano sull’accaparrarsi numeri e giovani talenti, senza coordinare il loro sviluppo. Invece di creare un contesto cooperativo che favorisca realmente lo sviluppo del giocatore, queste società finiscono per contendersi i ragazzi in modo frammentato e spesso inefficace.
I giovani calciatori vengono costantemente contattati con promesse che spesso appaiono banali rispetto all’obiettivo reale: la loro formazione calcistica e personale. Le aspettative presentate raramente riflettono un progetto di crescita a lungo termine, bensì sono mirate al soddisfacimento immediato delle necessità delle società stesse, il tutto alimentato dalla ricerca del “tutto e subito” anche da parte dei ragazzi e delle famiglie.
Il ruolo di allenatori, società e federazione:
Anche gli allenatori, che dovrebbero essere i primi a guidare la crescita dei giovani, si trovano spesso costretti a fare compromessi per mantenere il loro “posto” o per avere una possibilità in società più prestigiose. Molti rischiano di snaturare le proprie capacità e accettano incarichi che non sono in linea con il loro profilo, sacrificando così la qualità del loro lavoro.
I responsabili tecnici delle società, pur avendo un ruolo cruciale, non sempre operano in modo efficace. Si formano organici presentati come “élite”, ma spesso gli allenatori vengono selezionati solo dopo una serie di rifiuti. Questo evidenzia una certa superficialità e mancanza di competenza nella scelta degli allenatori, che dovrebbero invece essere selezionati in base alle loro caratteristiche tecniche e umane, e assegnati alle fasce d’età più appropriate.
Il risultato è un sistema in cui il potenziale di crescita viene soffocato da una gestione spesso piramidale e discutibile. A volte si privilegia chi ha un nome “riconosciuto”, piuttosto che chi potrebbe davvero contribuire in modo significativo al percorso di crescita. Questa tendenza a favorire l’immagine o le relazioni personali rispetto alle competenze reali finisce per soffocare risorse che potrebbero avere un impatto positivo.
Il ruolo della federazione:
Molti dei problemi descritti non ricadono direttamente sotto la responsabilità della federazione, ma una maggiore presenza e un ruolo più incisivo sul territorio potrebbero migliorare la situazione o almeno mitigare certi aspetti negativi. Formazioni obbligatorie più diffuse, accessibili e puntuali ai vari livelli potrebbero aiutare a elevare il livello tecnico e gestionale.
Il calcio dei “grandi”:
Non si può non fare riferimento anche al calcio dei “grandi”. Presto arriveremo al 50% degli esoneri, una cifra che fa riflettere. La ricerca del “tutto e subito” non è compatibile con un percorso di crescita a lungo termine. Se da un lato “le notti d’amore” e i momenti fugaci possono avere il loro fascino, dall’altro non costruiscono basi durature. Tuttavia, anche in questo contesto di instabilità, è importante sfruttare al meglio queste opportunità temporanee, trasformandole in momenti costruttivi per chi vi prende parte.
Stefano De Stephanis

