Classe 2000, para-rigori e regista difensivo. Il numero uno del Fabriano Cerreto si racconta: il grande salto, la fiducia di chi investe sui giovani e la battaglia per la salvezza.

Non è più un giovanissimo alle prime armi, ma nemmeno un veterano. A ventisei anni, Alessio Tafa, classe 2000, rappresenta uno dei profili più interessanti del campionato di Eccellenza. Attualmente a difesa dei pali del Fabriano Cerreto, Tafa ha una storia che profuma di gavetta vera, attaccamento alla maglia e voglia di mettersi in gioco. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare il suo percorso.
Alessio, partiamo dall’inizio. Raccontaci i tuoi primi passi nel calcio dei grandi. «Ho debuttato giovanissimo, a soli 16 anni, in Prima Squadra a Castelraimondo, il paese in cui vivo. Dopo un paio d’anni ho deciso di mettermi alla prova andando a Camerino, per giocarmi il posto in Promozione da “fuori quota”, raccogliendo una quindicina di presenze. Poi il richiamo di casa: sono tornato a Castelraimondo dove ho disputato diverse stagioni positive.
Finché non è arrivata la chiamata del Direttore Sportivo Andrea Lunadei, che non smetterò mai di ringraziare: insieme al Patron mi ha dato l’opportunità di misurarmi con l’Eccellenza, ed eccomi qui a Fabriano».

Tu hai toccato un tasto delicato. Per anni sei stato uno dei migliori portieri di Prima Categoria, vincendo anche la Coppa Marche, e sei rimasto a Castelraimondo per puro attaccamento alla maglia nonostante le offerte. Poi la chiamata in Eccellenza. Quanto è importante nel calcio di oggi trovare dirigenti che abbiano il coraggio di scommettere davvero sui ragazzi delle categorie inferiori?
«È fondamentale. Prendere un ragazzo dalle categorie più basse e portarlo direttamente in Eccellenza è un rischio grande, e ho visto poche persone disposte ad assumerselo. Ce ne vorrebbero di più: dirigenti capaci di provare queste scommesse, di dare fiducia e mettere in mostra i giovani talenti. Farebbe davvero bene a tutto il nostro calcio».
Il salto di categoria, però, c’è stato. E le categorie nel calcio non esistono per caso. Come hai affrontato l’impatto con l’Eccellenza?
«Il salto è stato importante, non lo nego. La differenza tecnica e tattica rispetto alle categorie inferiori si vede e si sente. Ma l’ho presa fin dal primo giorno come una sfida personale per migliorarmi. Mi sono inserito benissimo, il gruppo mi ha aiutato tanto e ho la fortuna di lavorare con un preparatore dei portieri estremamente preparato, Mister Tamburrini, che mi sta dando una grossa mano a crescere».
Sei noto per essere un “para-rigori”, ma hai anche ottime doti tecniche. Oggi al portiere si chiede di essere il primo costruttore di gioco. Come ti trovi in questa veste?
«Sono un portiere molto propositivo. Mi piace essere sempre nel vivo del gioco, ricevere palla tra i piedi e giocarla senza alcun tipo di paura. È l’evoluzione del calcio moderno, è quello che viene richiesto oggi a un numero uno, e sinceramente è un’impostazione che mi esalta».
Veniamo al presente del Fabriano Cerreto. Siete partiti alla grande, veleggiando in testa alla classifica, poi qualcosa si è spento. Ora serve un colpo di coda per agguantare la salvezza.
«Sì, purtroppo siamo partiti benissimo ma poi è venuto a mancare qualcosa, e ora ne stiamo pagando le conseguenze. Ma il passato non conta più. Mancano cinque partite, che per noi sono cinque finali assolute. Dobbiamo dare tutto quello che abbiamo per salvarci, che sia in modo diretto o passando per i playout. Dobbiamo giocarci tutto».
Un’ultima battuta sul tuo futuro. Qualche voce di mercato inizia a sussurrare il nome di Tafa accostato alla Serie D…
«Non so dirvi nulla al riguardo, semplicemente perché in questo momento il mio unico pensiero fisso è salvare il Fabriano Cerreto. Le mie energie sono tutte concentrate su questo traguardo. Per il futuro, poi, si vedrà».


