Dopo il passo indietro di Gabriele Gravina, la partita per la presidenza della Federcalcio entra nel vivo. Da una parte l’ex numero uno Giancarlo Abete, dall’altra il presidente del CONI Giovanni Malagò. Ma a decidere le sorti del calcio italiano, a caccia di riscatto dopo le ripetute delusioni mondiali, potrebbe essere la matematica.
La corsa per la poltrona più importante del calcio italiano si infiamma in vista delle elezioni del prossimo 22 giugno. A contendersi la guida della FIGC sono l’attuale presidente della Lega Dilettanti, Giancarlo Abete, e Giovanni Malagò, in uno scontro che si preannuncia tanto strategico quanto decisivo per le sorti dell’intero movimento sportivo azzurro.
Abete non fa passi indietro
Nonostante la netta presa di posizione della massima serie, con ben 19 società di Serie A schierate a favore dell’ingresso di Malagò, Giancarlo Abete non sembra minimamente intenzionato a ritirarsi dalla contesa.
«Vado avanti tranquillamente», ha dichiarato Abete uscendo dagli uffici dell’AIC, subito dopo un vertice con i presidenti Calcagno e Ulivieri. L’ex numero uno federale tira dritto, convinto di poter contare sullo zoccolo duro della Lega Dilettanti, che stima valere intorno al 34% del bacino elettorale. Tuttavia, le certezze del presidente della LND iniziano a scricchiolare di fronte a una spaccatura interna che ha il sapore di un evento storico.
Il caso Lombardia e il pallottoliere elettorale
Il Comitato Regionale della Lombardia ha infatti deciso di astenersi dal voto di sostegno ad Abete e appare ormai pronto a convergere su Malagò. Se questa mossa venisse ufficializzata, si tratterebbe di uno strappo senza precedenti: per la prima volta nella storia del calcio italiano, un comitato regionale di tale peso prenderebbe le distanze dalla linea centrale, trovando il coraggio di dire “no” all’uomo che 12 anni fa fu costretto alle dimissioni a seguito della cocente esclusione della Nazionale dai Mondiali.
Prendendo carta e penna, la matematica elettorale sembra delineare uno scenario già scritto:
- Giovanni Malagò parte da una solida base del 47,1% dei voti, garantita dal blocco composto da Serie A, AIC (calciatori) e AIAC (allenatori).
- Il solo Comitato Regionale lombardo pesa per il 3,7%.
- Sommando i due dati, Malagò supererebbe la maggioranza assoluta raggiungendo quota 50,8% delle preferenze.
E non finisce qui. L’apertura della Lombardia potrebbe generare un vero e proprio “effetto valanga”, trascinando a valle altri comitati regionali e dando vita a un cambiamento epocale che rischia di creare non poco imbarazzo tra i delegati dei Dilettanti.
Voci, “rumors”, indicherebbero anche un Comitato dell”area centro Italia, pronto a seguire i Lombardi!!!
Dalla Puglia arrivano voci che vorrebbero l’attuale Presidente del Comitato regionale Vito Tisci (anche Presidente Nazionale del Settore giovanile) vicino alla scelta di Malagò e lasciare Abete.
L’attesa di Malagò e la voglia di rinnovamento
Il calcio italiano chiede a gran voce un’unità di intenti e un rinnovamento profondo per uscire da una crisi strutturale e d’immagine, acuita dall’assenza dai campionati mondiali che perdura ormai da ben 12 anni.
Giovanni Malagò, pur avendo i numeri dalla sua, preferisce la cautela e ha dichiarato di volersi prendere ancora qualche giorno per riflettere, definire i dettagli e consolidare le alleanze. «Ritengo di sciogliere le riserve entro fine settimana – ha precisato Malagò – per rispetto degli impegni che ho preso con le assemblee di Serie B e C».
Il tempo per le strategie sottobanco, però, sta per scadere.
Le date chiave da ricordare
- 13 maggio: Scadenza ultima per la presentazione formale delle candidature.
- 22 giugno: Elezioni del nuovo presidente della FIGC.

